giovedì 5 dicembre 2013

LE MURE VENEZIANE DI HERAKLION



DESCRIZIONE





L'assedio di "Candia" (odierna Heraklion) durò dal 1648 al 1669, forse il più lungo assedio nella storia. I Turchi investirono per tre mesi la città, tagliando il rifornimento di acqua. Per i 16 anni successivi, continuarono a bombardare la città con scarso effetto.

"Gli strateghi veneziani si erano resi conto da un pezzo che Creta non poteva essere difesa dalle basi locali. Bisognava fare leva sulla potenza marittima per intercettare l'invasore o per distruggerne le linee di comunicazione.
Così, quando fu chiara l'intenzione turca di attaccare Creta,  i veneziani mobilitarono rapidamente una flotta formidabile, a cui si aggiunsero saltuariamente navi di Malta, degli stati pontifici, di Napoli e della Toscana." (Frederic C. Lane - Storia di Venezia - Ed. Einaudi)

I Veneziani cercarono dunque di bloccare lo stretto dei Dardanelli, tenuto dai Turchi, per prevenire l'arrivo di nuovi rinforzi alle forze assedianti. Questo portò ad una serie di azioni navali. Il 21 giugno 1655 ed il 26 agosto 1656, i Veneziani riuscirono vittoriosi, anche se il comandante veneziano Lorenzo Marcello morì nel secondo scontro. Questa seconda battaglia è  stata definita "la più dura sconfitta subita dai Turchi dopo Lepanto. Tuttavia nei giorni 17 - 19 luglio 1657, la flotta ottomana sconfisse i Veneziani ed il capitano veneziano Lorenzo Mocenigo fu ucciso.

Venezia ricevette aiuti occidentali, dopo la pace dei Pirenei del 1659 tra Francia e Spagna. "La strenua difesa ventennale di Candia suscitava ammirazione in tutta Europa, come una storia romantica di assalti e sortite, rivellini perduti e riconquistati. Offrire il proprio contributo alla causa della cristianità diventò un gesto di moda." (Frederic C. Lane - Storia di Venezia - Ed. Einaudi).  I giovani nobili degli stati cristiani si arruolavano sotto la bandiera veneziana; compagnie di francesi combattevano con le schiere pontificie.La pace di Vasvàr del 1664 rese disponibili ulteriori forze ottomane per l'assedio. Nel 1666, un tentativo veneziano di riprendere la base turca di La Canea fallì. L'anno seguente, il colonnello Andrea Barozzi, un ingegnere militare veneziano, passò ai Turchi e diede loro informazioni sui punti deboli nelle fortificazioni di Candia. L'arrivo di ingenti rinforzi turchi al comando del Gran Visir segnò la fine di Candia.

Nel 1669, una spedizione con forte partecipazione francese, sotto la guida di Mocenigo, non solo fallì nel togliere l'assedio, ma perdette anche la nave vice-ammiraglia La Therèse, armata con 58 cannoni, a causa di una esplosione accidentale. Questo duplice colpo ebbe effetti devastanti sul morale dei difensori.
Rimasto con soli 3600 uomini validi e scarsi rifornimenti, il Capitano generale Francesco Morosini concluse nel 1669 un accordo per la resa di Candia, che consentiva ai veneziani di ritirarsi con l'onore delle armi e di mantenere a Creta piccole basi di vitale importanza navale (Spinalonga, Gramvousa e Souda) e inoltre conservava a a Venezia due isole dell'Egeo (Tine e Cerigo) ed il territorio conquistato in Dalmazia.



Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 l’Impero Ottomano divenne una minaccia per Venezia. Inoltre, dopo la scoperta della polvere da sparo, le mura bizantine apparvero inadeguate e si decise di ricostruirle. La ricostruzione iniziò nel 1462 e durò oltre cento anni. La costruzione si basò sui disegni degli eminenti architetti Michele Sanmicheli e Giulio Savorgnan. Altre opere esterne rafforzarono il sistema difensivo, come la Rocca a mare. 






IL BASTIONE DI SANT'ANDREA E LA SEZIONE FINO AL BASTIONE DI PANTOCRATORA

Il bastione costiero nordoccidentale del recinto fortificato è anche noto con il nome di Santo Spirito, a causa  di una piccola chiesa della stesso nome che si trovava fuori delle mura veneziane. Il bastione veneziano aveva una piazza bassa (spazio aperto) al suo lato meridionale senza una uscita che co

La fortificazione includeva una piazza bassa con una batteria di cannoni scoperta sul fianco meridionale. C’era inoltre una scala che conduceva al fossato sottostante. Al lato nord c’era la porta di sant’Andrea, ancora oggi ben conservata. 
Da questo bastione e da quello equivalente di Sabbionara, i Turchi occuparono la città di Khandalakas nel 1669, dopo 25 anni di assedio e il tradimento dell'ingegnere veneziano Andrea Barozzi che indicò ai Turchi la parte più debole della fortificazione, cioè le due estremità della cinta fortificata.  Il bastione fu parzialmente ricostruito dai Turchi con una pianta a forma di cuore.
nducesse al fossato sottostante o anche una galleria con volta che connettesse la città con la costruzione. In ogni spazio aperto (piazza bassa) del recinto fortificato che aveva la forma di un trapezio e si trovava più in basso del bastione stesso e più in alto del fossato, si trovava un alloggiamento per i cannoni che proteggevano il fronte del successivo bastione  ed il fossato sottostante. Al lato settentrionale del bastione di Sant'Andrea c'era una volta una porta con la stesso
Il bastione costiero nord-occidentale è anche noto come “bastione dello Spirito Santo”, a causa di una chiesetta dello stesso nome trovata all’esterno delle mura veneziane. Il bastione includeva, sul lato sud, una "piazza bassa", destinata ad accogliere una batteria di cannoni. C'era anche una scala ripida che conduceva al fossato sottostante. C'era anche una porta, porta sant'Andrea, ancora oggi ben conservata.La fortificazione includeva una piazza bassa con una batteria di cannoni scoperta sul fianIl bastione includeva co meridionale. C’era inoltre una scala che conduceva al fossato sottostante. Al lato nord c’era la porta di sant’Andrea, ancora oggi ben conservata. 
Da questo bastione e l'equivalente di Sabbionara (nella parte esterna della fortificazione), i Turchi occuparono la città di Khandakas nel 1669 dopo 25 anni di assedio ed il tradimento di un ingegnere veneziano, Andrea Barozzi, che indicò ai Turchi le parti più deboli  della fortezza, cioè le due estremità del recinto fortificato. Il bastionetruito dai Turchi con una nuova forma (pianta a forma di cuore). Il "cavaliere" alla sommità del bastione, che sembra un bastione più piccolo, costruito per la protezione dell'area fuori del fossato, fu dall'inizio costruito dai turchi e rivestito da pietra all'esterno. Il muro "cortina" che univa questo bastione con il successivo (bastione Pantacratora)  era fatto, come ogni costruzione del genere, con pietrisco rivestito con un forte muro all'esterno. Alla sommità di esso passavano i soldati e le munizioni ed erano sistemati i cannoni.

Nel mezzo, dalla parte esterna, c'era una placca con il leone di San Marco, il simbolo di Venezia, con uno stemma e la data 1543. La parte del fossato sottostante è usata oggi come zona verde e luogo per attività atletiche. Durante il periodo 1646-1647 c'erano alcuni piccoli forti per rinforzare la difesa della città prima del grande assedio.  
Uno fustruit

Da questo bastione e da quello equivalente di Sabbionara (dalla parte orientale della fortezza) i Turchi occuparono la città di Kandalakas nel 1669 dopo 25 anni di assedio e il tradimento dell’ingegnere Andrea Barozzi che spiegò ai Turchi la parte più debole delle fortificazioni. Il bastione di sant’Andrea fu, in una certa misura, ricostruito dai Turchi con una pianta a forma di cuore. 
o all'opposto dell'angolo del bastione di Sant'Andrea ed era chiamato "ridotto"; l'altro chiamato "rivellino" dello Spirito Santo all'opposto della parte mediana del muro "cortina" tra Sant'Andrea e Pantocratora. Durante il periodo dopo la seconda guerra mondiale, lo sviluppo della nuova Heraklion causò la distruzione di tutti questi forti.       


IL BASTIONE E LA PORTA DI PANTOCRATORA

Il bastione di Pantocratora in una pianta a forma di cuore, era costruito con due fianchi circolari ("orecchione") e due "piazza bassa" (spazi aperti a forma di trapezio, che si trovano più in basso della trincea) con feritoie per piazzare i cannoni, uno dalla sua parte sudest, l'altro nella sua parte nordest. Il suo nome è dovuto ad una piccola chiesa di Pantocratora, che si trovava vicina alla porta, dal lato della città. Ha due entrate con una facciata monumentale  dalla parte della città ed un'area-spazio interna unita.  Da questa parte, che era divisa nel mezzo con un muro a croce, erano fatti partire due corridoi con volte: uno, che conduceva fuori della città alle aree occidentali, ed il secondo per uso militare che conduceva alla "piazza bassa" sudorientale dello stesso bastione. Un'altra porta simile, anch'essa di uso militare, conduceva alla "piazza" nordoccidentale e da là un corridoio con volta conduceva alla trincea tra il bastione di Sant'Andrea ed il bastione Pantocratora.
La facciata della porta era di tipo monumentale e si poteva riconoscere la figura di Pantocratora con una iscrizione in latino "OMNIPOTENS" e sotto, su una placca, il leone alato di San Marco. Sopra l'uscita c'è la medesima figura con una iscrizione greca, il leone alato e lo stemma di P.Loredan.

La corsia di collegamento tra il bastione di Pantocratora e quello di Bethlehem è stata utilizzata come area verde, ideale per passeggiare. Nella parte di fossato al di sotto di questa esistono le installazioni del Pan-Cretan Stadium, mentre sul muro c'è un leone alato ed una iscrizione con nomi di ufficiali veneziani. Dal lato opposto all'angolo del bastione c'era il forte esterno di Pantocratora ("opera a corna Panigra"), mentre dal lato opposto al mezzo della parte tra  Pantocratora e  Bethlehem c'era un altro forte (rivellino), nessuno dei quali sopravvive oggi.


DAL BASTIONE DI BETLEMME FINO AL BASTIONE DI MARTINENGO

Il bastione di Betlemme, con la pianta a forma di cuore, prese il suo nome da una piccola chiesa della Vergine di Betlemme situata nell'area al di fuori del bastione. Aveva due fianchi circolari (orecchione) e due "piazza bassa" (spazi aperti che avevano la forma di un trapezio; si trovavano più in basso del bastione stesso e più in alto del livello del fossato), con due alloggiamenti per piazzare i cannoni. L'accesso a questi era ottenuto tramite due cancelli di uso militare verso un tetto a volta ed una facciata monumentale dal lato della città.
Più specificamente la facciata del cancello che conduceva alla "piazza bassa" settentrionale fu elaborata ed aveva un architrave con una iscrizione. In questa "piazza bassa" c'era ancora una uscita che conduceva giù al fossato.
Oggi la parte del fossato è un'area verde, ideale per ricreazione e sport.

Fuori del fossato furono costruiti, per una migliore difesa da questo lato , il forte esterno "Mocenigo", situato dall'altra parte dell'angolo del bastione Betlemme e il rivellino Betlemme all'opposto della parte tra i due bastioni. Nessuno di essi è rimasto oggi.


IL BASTIONE DI MARTINEGO FINO AL BASTIONE DI JESUS

Il bastione, con la pianta a forma di cuore con un angolo acuto, ha due "piazza bassa" ed un "cavaliere". Definisce la parte sudorientale e più alta delle fortificazioni veneziane. Il nome è dovuto a Gabriele Tadini Martinego che iniziò la costruzione di una torre circolare al posto del bastione successivo. Era una dei bastioni più forti (gli altri erano quello di Pantocratora e quello di Vittouri) che sopportò l'attacco principale e la maggior parte del bombardamento da parte dei Turchi. Questa era la ragione per cui il bastione fu fortemente danneggiato e pure riparato dai difensori, benché senza cura e attenzione.
Due corridoi con volte conducevano dalla città alle due "piazza bassa" (due spazi a forma di trapezio che si trovavano più in basso del bastione stesso, ma più in alto del fossato), di cui quello orientale era completamente aperto. L'altro non venne mai completato e fu usato come deposito. La stessa piazza bassa aveva una "sortita" che conduceva al fossato. Una speciale rampa fu costruita per realizzare un tipo di comunicazione tra l'area della "piazza bassa" e quella al livello del bastione. Alla sommità del bastione stesso, fu costruito un "cavaliere" (che assomiglia ad un bastione più piccolo), il cui principale scopo era una migliore difesa e controllo dell'area intorno al bastione. Alla sommità del "cavaliere" si trova la tomba del musicista cretese Nico Kazantazakis.

Le formidabili fortificazioni erano state progettate da Michele Sanmicheli.



IMMAGINI













SAINT ANDREW BASTION





















Viste del bastione Sant'Andrea



PANTOCRATOR BASTION
















Le installazioni del Pan-Cretan Stadium sotto la striscia di collegamento tra il bastione Pantocratora e quello di Bethlehem (che si vede nella foto)


BETHLEHEM BASTION








Il bastione di Bethlehem


IL BASTIONE DI MARTINENGO












Il bastione di Martinengo




La tomba di Kazantazakis




JESUS BASTION







VITOURI BASTION















SABBIONARA BASTION








VISTE VARIE

































PORTA SAN GIORGIO







Porta San Giorgio e il Bastione di Sabbionara








La porta di San Giorgio era una delle porte principali di Chandax ai tempi del periodo veneziano. Era usata per condurre alle parti esterne della città: Maroula e il Lazzaretto. Fu progettata da Giulio Savorgnan e dedicata a San Giorgio. La facciata monumentale dal lato della città presentava un medaglione in rilievo del santo guerriero a cavallo, posto direttamente sopra le pietre elegantemente scolpite che formavano il portale principale. Questa monumentale facciata fu demolita nel 1917 per l'apertura della odierna Democratias Avenue. Della porta si conservano oggi la sua entrata verso Ikarou Avenue, la sala con volta, e parte della sua stoa restaurata dalla Municipalità di Heraklion.

 Oggi la porta collega piazza Eleftherias con Ikarou Avenue e, al tempo stesso, è usata come luogo per esposizioni.


LA ROCCA A MARE


Il forte ha due piani con 26 appartamenti e nella sua forma finale occupava 3.600 mq. Al piano terreno c'erano originariamente cinque aree per cannoni. Escludendo i corridoi per i cannoni nelle sale, il piano terreno accoglieva gli alloggi del capitano, magazzini, prigioni, camere di tortura. Il resto era usato per l'immagazzinamento di derrate alimentare e munizioni. Al primo piano, che formava una grande piazza, c'era la torre del faro al lato Nord. C'erano anche quartieri per i soldati, gli ufficiali, il governatore. Un mulino, un panificio e una chiesa erano strutture che assicuravano autonomia alla guarnigione dei forti.

Nel 1630 al piano terreno c'erano 18 cannoni, mentre al primo piano ce n'erano 25; avevano lo scopo di proteggere il forte. Al tempo stesso c'erano 300 contenitori e 6.144 palle di cannone di varie dimensioni. Una rampa interna era usata per trasportare i cannoni al primo piano. Ai lati Nord Est, Ovest  e Sud, all'esterno del forte, c'era il leone alato di Venezia che rimane ancora oggi.

Un dettaglio degno di nota è che, durante l'occupazione turca fu costruita un'altra "piccola Koules", di fronte a quella originale per rafforzare la protezione del porto; fu demolita nel 1936.     








LA GUERRA IN MARE

Per mare invece la Repubblica poteva contrattacca animosamente mettendo in difficoltà la flotta ottomana e costringendola a non uscire dai porti per tutto il 1650. Le vittorie per mare risollevano lo spirito, se non le sorti della guerra. Giacomo da Riva, il 12 maggio del 1649 nelle acque di fronte a Focchies, affrontò con 19 navi, ben 72 galee, 20 navi e 10 maone ottomane. Nella sconfitta i Turchi persero 10 vascelli e 4 maone. Sfortunatamente nessuna delle 72 galee turche venne né catturata né affondata. In questo modo rimaneva in mano turca il principale strumento per continuare a traghettare rinforzi a Creta. Quando nel 1651 la flotta turca trovò nuovamente il coraggio di prendere il mare venne intercettata da quella veneziana guidata da Alvise Tommaso Mocenigo. Quest’ultimo, a capo di una flotta di 28 vascelli, 6 galeazze e 24 galee, affrontò la flotta turca, forte di 53 galee, 6 maone e 55 vascelli (di cui però solo 37 armati), sconfiggendola in uno scontro che durò dal 7 al 10 luglio del 1651. A quest’ultima battaglia parteciparono, in veste di semplici capitani, molti di coloro che si distingueranno negli anni successivi come: Lazzaro Mocenigo, Lorenzo Marcello e Francesco Morosini. Nella battaglia i Turchi persero 16 navi e una maona.                                                        
  
  Nel 1652 si tentò la via diplomatica per mettere fine a una guerra che era già costata un capitale e che non prometteva una facile conclusione. Giovanni Cappello fu mandato a Costantinopoli; appena divenne chiaro al Sultano che la Serenissima non aveva nessuna intenzione di mettere sul tavolo delle trattative la cessione dell’isola, il Cappello fu arrestato. Anche le successive operazioni militari sul mare continuarono a vedere quasi sempre vittoriosa la flotta veneziana.  Il 17 maggio 1654 la flotta turca che si presentò ai Dardanelli per forzare il blocco era preparata a dar battaglia e non solo a cercare di sgusciare via.  
Forte di 40 galee 6 maone e 30 navi trovò ad attenderla la flotta veneziana, guidata da Iseppo Dolfin e da Daniele Morosini, con 16 navi, 2 galeazze e varie galee. Lo scontro che ne seguì fu estremamente caotico ma possiamo dire che, a uscirne vincitori, furono i Turchi che riuscirono a forzare il blocco. La flotta veneziana, ricevuti rinforzi cercò nuovamente di intercettare gli Ottomani che però, utilizzando le sole galee, riuscirono nuovamente ad eluderla e a far arrivare rifornimenti e rinforzi a Creta. Fu questo l’unica sconfitta che Venezia subì sul mare nel corso della guerra. Già l’anno successivo Lazzaro Mocenigo inflisse una nuova sconfitta alla flotta ottomana il 21 giugno del 1655. Anche in questo caso però non si trattò di una vittoria completa, perché la scarsità delle unità a remi non permise di annientare completamente il nemico. L’anno successivo è la volta di Lorenzo Marcello di sconfiggere gli Ottomani, pur perdendo la vita nello scontro. L’epica vittoria costò ai Turchi la quasi totalità della flotta: 28 navi, 5 maone e 45 galee. La vittoria fu festeggiata a Venezia ed il Marcello, i cui parenti rifiuteranno di prendere il lutto,  osannato. Lo scontro è paragonabile a quello di Lepanto per il danno subito dalle forze del Sultano, nonché per i suoi effetti sul risultato finale del conflitto. Cioè praticamente nessuno. Invece di attaccare la Canea, per sottrarre ai Turchi l’unico porto importante di Creta in loro possesso, le navi veneziano attaccarono e conquistarono le due isole di Lemno e Tenedo, poste all’imbocco dei Dardanelli. Se le due isole erano utili come basi di appoggio nei mesi in cui la flotta veneziana manteneva il blocco, restavano però esposte agli attacchi  
                                                           
 

ALTRE OPERE DI MICHELE SANMICHELI





Michele Sanmicheli




Le mura di Bergamo sono una importante opera militare, per cui non è documentato l'intervento diretto  di Michele Sanmicheli.



Venezia - Forte sant'Andrea




Porta di terraferma a Zadar (Zara), in Croazia


Di Martin Kraft // photo.martinkraft.com, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32011269


Michele Sanmicheli (Verona 1484 - 1559) fu ingaggiato dalla Repubblica di Venezia come architetto militare e disegnò per essa numerose fortificazioni. Per lui, nel1535, fu creata la carica di ingegnere soprintendente a tutte le fortificazioni della Repubblica.


Si consiglia di vedere anche:

www.explorecrete.com/Heraklion/walk-venetian-walls.html



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